Il passo: camminare cambia con l’età?

Tutti sappiamo camminare? Abbiamo la consapevolezza di cosa significa? Sappiamo ottimizzare il nostro sforzo senza stressare l’articolazione?

Sembra facile rispondere di sì, ma l’esperienza ci insegna che non molti sfruttano al meglio questo movimento “elementare”. Proviamo ad analizzare alcuni elementi del passo.

La velocità di deambulazione: un segnale della vecchiaia?

La velocità di deambulazione (velocità di marcia) rimane stabile fino all’età di 70 anni circa; successivamente si riduce di circa il 15% per ogni decennio per la marcia normale e di circa il 20% per ogni decennio per l’andatura veloce.

La velocità dell’andatura è un potente predittore della mortalità, potente quanto il numero di condizioni mediche croniche e di ricoveri di una persona anziana. A 75 anni, coloro che camminano lentamente muoiono ≥ 6 anni prima delle persone che camminano a velocità normale e ≥ 10 anni prima rispetto a quelli che camminano velocemente.

La velocità dell’andatura si riduce perché l’anziano fa passi più corti con lo stesso ritmo (cadenza). La ragione più probabile per la ridotta lunghezza del passo (la distanza da un tallone all’altro) è la debolezza dei muscoli del polpaccio, che spingono il corpo in avanti; la forza muscolare del polpaccio risulta sostanzialmente diminuita negli anziani. Tuttavia, le persone anziane, rispetto ai giovani, sembrano compensare la diminuita potenza della muscolatura del polpaccio usando i muscoli flessori ed estensori dell’anca.

La cadenza cambia?

La cadenza (calcolata come passi al minuto) non cambia con l’età.

Ogni individuo ha una cadenza preferita, legata alla lunghezza della gamba che in genere rappresenta il ritmo a minor dispendio energetico. Gli individui alti fanno passi più lunghi con una cadenza più lenta; gli individui bassi fanno passi più corti con una cadenza più veloce.

Cos’è il “double stance time”?

Il tempo di stazione doppia (double stance time) (ossia, il tempo con entrambi i piedi appoggiati a terra durante la deambulazione, una posizione più stabile per spostare il centro di massa in avanti) aumenta con l’età.

La percentuale di tempo in stazione doppia va dal 18% nei giovani adulti a ≥ 26% in soggetti sani anziani. L’aumento del tempo in stazione doppia riduce il tempo di oscillazione della gamba per avanzare e accorcia la lunghezza del passo. Le persone anziane possono aumentare il loro tempo in doppio appoggio ancora di più quando camminano su superfici irregolari o scivolose, quando ci sono alterazioni dell’equilibrio, o quando hanno paura di cadere. Possono apparire come se stessero camminando sul ghiaccio scivoloso.

Postura e mobilità: più si invecchia e più si cambia il modo di camminare

La postura nella deambulazione cambia solo leggermente con l’invecchiamento. Gli anziani camminano in posizione eretta, senza inclinazione in avanti? Le persone anziane camminano con una rotazione pelvica più spostata in avanti (verso il basso) e con una maggiore lordosi lombare. Questo cambiamento di posizione è in genere causato da un insieme di debolezza dei muscoli addominali, dei muscoli flessori dell’anca e dall’aumento del grasso addominale. Gli anziani inoltre camminano anche con le gambe ruotate verso l’esterno (deviazione esterna dell’alluce), di circa 5°, probabilmente per la perdita della rotazione interna dell’anca oppure per aumentare la stabilità laterale. L’elevazione del piede nell’oscillazione rimane invariata con l’avanzare dell’età. A livello maschile però spesso troviamo la perdita della lordosi con la formazione di una ampia cifosi a tutto rachide, che comporta anche uno sbilanciamento in avanti del baricentro.

La mobilità articolare si modifica leggermente con l’età. La flessione plantare della caviglia si riduce durante la fase tardiva della stazione (subito prima che il piede posteriore si sollevi). La mobilità globale del ginocchio non si modifica. La flessione e l’estensione dell’anca rimangono invariate, l’adduzione aumenta. II movimento pelvico è ridotto in tutti i piani.

Il passo corto? Potrebbe essere un segnale

Il passo corto è aspecifico e può essere dovuto al timore di cadere, oppure a un disturbo neurologico o muscolo-scheletrico. Il lato con il passo corto è in genere quello sano, e il passo corto è in genere dovuto a un problema della fase di stazione sulla gamba controlaterale (affetta).

Per esempio, un paziente con una gamba sinistra debole o dolorante passa meno tempo sulla gamba sinistra e sviluppa meno potenza in questa parte per spingere il corpo in avanti, portando a un tempo di oscillazione e un passo più corto a destra. La gamba destra normale ha una durata normale nella posizione ferma, portando a un tempo di rotazione normale per la gamba sinistra anormale e una lunghezza di passo più lungo per la gamba sinistra che per la gamba destra.

Pubblicato da Palestra Centro San Marco

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